giovedì 25 agosto 2016

OGGETTI MALEDETTI E BAMBOLE POSSEDUTE

Premessa: Entità, varie tipologie.cropped-cropped-cropped-ghost-2.gif

Cosa sono le Entità? Spesso si sente parlare di entità intese come spiriti, fantasmi, poltergeist. Qui di seguito le varie tipologie legate al termine entità.
I fantasmi o spettri, cosa sono?
"Fantasma" è un termine greco che significa "apparire".
Ci sono diversi tipi di FANTASMI:
1-Fantasmi SOGGETTIVI: Fantasmi visibili da un'unica persona
2-Fantasmi OGGETTIVI: Fantasmi che trasmettono sensazioni e sono visti da più persone.
3-Fantasmi LUMINOSI: Fantasmi con un alone etero intorno ad essi, con figura poco definita.
4-Fantasmi PARLANTI: Fantasmi che comunicano con noi con parole o versi.
5-Fantasmi di PERSONE defunte che abbiamo conosciuto.
6-Fantasmi di ANIMALI: di solito sono fantasmi di animali che hanno vissuto con noi ma che sono morti, famosi sono i fantasmi della Scozia, enormi cani neri che infestano la Scozia, in Inghilterra il mulino di Wilminton è abitato da animali da fattoria fantasma (cani, gatti, conigli), in Irlanda a Killake invece appare un enorme gatto nero dagli occhi rossi .
7-Fantasmi di OGGETTI: oggetti fantasma che appaiono e scompaiono a loro piacimento, auto, galeoni, hotel, case fantasma.
8-Fantasmi OGGETTIVI: Fantasmi che trasmettono sensazioni e sono visti da più persone.
9-Fantasmi di OGGETTI: oggetti fantasma che appaiono e scompaiono a loro piacimento, auto, galeoni, hotel, case fantasma.
Negli ultimi due punti descritti tra le tipologie di entità si possono collocare le bambole possedute e gli oggetti posseduti da un entità maligna o benigna. Numerose storie e leggende narrano di bambole demoniache, possedute da entità spesso malvagie, in grado di spaventare le persone che incrociano la loro strada con questi oggetti, si narra di bambole che cambiano posizione da sole, cambiano la direzione in cui volge il loro viso o incutono terrore a chi le ha accanto a tal punto da essere vendute numerose volte perchè chi le possiede non riesce a tenerlecon sè. Sono stati prodotti ilm con protagoniste bambole possedute o auto o diversi oggetti con vita propria. Gli oggetti esattamente come le bambole, possono cambiare posto, respirare e apparire in stanze diverse.
Nei vari siti specializzati in vendita online è possibile acquistare "bambole possedute" da una o più entità maligne, queste bambole sarebbero vendute per vari motivi, speculazione in cui l'oggetto viene venduto ad un prezzo più alto spacciandolo per "posseduto" quando in realtà non lo è o venduto da persone realmente spaventate da queste bambole che rendono la vita un incubo.
Secondo queste persone le bambole di cui si vogliono liberare sarebbero in grado di muoversi per le abitazioni, cambiando posizione, attaccano le persone tentando di uccidere oppure semplicemente trasmettono malignità ed un senso di paura. Bambole di diverse fattezze, neonati, diavoli, di pezza, di porcellana, clown, vi sono bambole create secondo i rituali woodoo e spesso pupazzi per ventriloqui che sono ritenuti posseduti. Oltre le bambole anche i pupazzi possono essere posseduti.

Hauntedolls,bambole possedute

 

La bambola Robert

A Key West, un isola della Florida si trova Robert, una bambola a grandezza naturale che nel 1896 fu regalata a Robert Gene Otto, bambino di cinque anni.
Robert la bambola rispetta le tradizioni di quei tempi in cui era usanza regalare bambole a grandezza naturale, un servo la regalò al bambino che viveva in quella casa.
La bambola risiede tutt'ora nella casa in cui ha passato e sta passando tutta la sua esistenza, un abitazione trasformata in un museo, il museo Martello, con possibilità di bed & breakfast.
La bambola Robert attira numerosi visitatori a Key West perchè si dice che Robert sia posseduta e che sia dotata di una sua personalità, numerosi turisti giurano di averla sentita ridere, di averla vista mentre cambiava posto al leoncino che ha in mano, di averla vista cambiare posizione.
Nel 1986 Robert Gene decise di chiamare la bambola come lui, la vestiva con i suoi abiti e Gene attribuiva a Robert la bambola alcuni episodi alquanto strani e dispettosi che accadevano nella casa, nessuno credeva che Gene dicesse la verità fino a quando alcuni suoi compagni di classe e persone di passaggio giurarono di averlo visto affacciato alla finestra dell'attico o di finestra in finestra della casa mentre lui però si trovava a scuola, ospiti sentivano la voce di un bambino e risuonare i suoi passi nelle stanze quando Gene non era in casa. I familiari del bambino affermavano di vedere la bambola aggirarsi per casa e di sentire la sua risata e presero la decisione, in seguito all'ansia e la paura che Gene mostrava di avere, che la bambola fosse rinchiusa in soffitta, dove rimase per diversi anni.
Robert Gene il bambino divenne uomo ed artista pittore e desiderava per la moglie una vita piena di agio e decise di trasferirsi nella casa di famiglia ereditata in seguito alla morte del padre, la bambola crebbe con lui ma Gene aveva rimosso i ricordi riguardo alla bambola che gli faceva avere gli incubi di notte facendolo correre al capezzale dei genitori uralndo "E'stato lui!"
In seguito al ritrovamento della bambola un attaccamento quasi morboso li legava, tanto che sua moglie disapprovava questo atteggiamento arrivando a dubitare della sanità mentale del marito quando egli decise di adibire una stanza tutta per la bambola da cui potesse guardare fuori dalla finsetra, una torretta della casa divenne la stanza di Robert la bambola.Kind-of-Scary-Gif-Grl-with-Monster-Teeth
La moglie temeva la bambola, la donna diceva di sentirsi osservata e di trovarla spesso in posizioni diverse da cui l'aveva lasciata.
Nel 1972 Robert Gene morì non prima di essersi stancato delle misfatte della bambola che continuava a fare i suoi soliti dispetti agli ospiti e a spostarsi per la stanza e averla rinchiusa di nuovo in soffitta, alla sua morte la moglie immediatamente mise in vendita la casa con la bambola chiusa nuovamente in soffitta.
I nuovi proprietari della casa avevano una figlia che non appena trovò la bambola in soffitta la portò nella sua camera da letto. Ben presto Robert mise in subbuglio la bambina una notte in cui lei gridando disse che la bambola l'aveva attaccata ed era salita sul letto tentando di ucciderla, cosa che afferma ancora ora da donna adulta.

Una bambola Woodoo?

Abitanti dell'isola di Key West affermano che il servo che regalò la bambola a Robert il bambino creò una bambola Woodoo utilizzando i capelli del bambino, l'unica incomprensione di questa teoria è che i capelli di Robert sono bianchi ed un bambino di cinque anni non può avere i capelli bianchi.

Le Foto

Per poter fotografare Robert al museo in cui risiede il turista deve chiedere il permesso alla bambola se non vuole una foto sfuocata oppure una foto in cui la bambola appare con il capo reclinato a destra o sinistra, se la si prende in giro possono accadere cose poco belle come la macchina fotografica che smette di funzionare all'interno del museo e riprende il suo normale uso solo fuori dalle sue mura oppure a noi e a chi è con noi, una riprova sono forse le lettere di scuse per averlo preso in giro dei turisti che tappezzano la camera di Robert la bambola?

Demonica

La bambola Demonica potrebbe essere una leggenda che spopola nel web, questa bambola sarebbe stata venduta numerose volte dai suoi proprietari anche tramite siti di vendita online sempre.
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Demonica rimane poco a casa di una persona, nessuna foto di questa bambola si trova online perchè crea problemi strani a chi la pubblica, ai gestori dei siti si blocca il sito fino al momento in cui la foto non viene rimossa, chi guarda la foto, sempre sfuocata e di pessima qualità, viene colto da un profondo senso di angoscia che spinge la persona a distogliere lo sguardo. Demonica sarebbe una bambola antica, i capelli sembrano veri come il materiale con cui è costituita la pelle e gli occhi emanano una strana luce che le fa assumere un aspetto malvagio, nonostante questa sua particolarità ed antichità la bambola è sempre venduta a basso costo online. Questa bambola non è di dimensioni notevoli, ha i capelli che si dice siano veri e gli occhi neri, il colore della pelle è leggermente scuro e sembra che la sua pelle sia reale sia vivisamente che al tatto.

Oggetti posseduti

Gli oggetti posseduti da entità maligne, secondo le testimonianze di persone che hanno posseduto per lunghi o brevi periodi di tempo oggetti infestati, sono in grado di condizionare la vita di queste persone spingendole a compiere atti contro la propria volontà oppure questi oggetti sono posseduti da entità come i fantasmi di persone defunte che cercano di comunicare con i proprio cari ad esempio attraverso oggetti che erano di proprietà del defunto.franklyn
Sedie che cambiano posto nella casa da sole, orologi che smettono di funzionare ad una determinata ora o viceversa funzionano senza il supporto di pile, matite infestate, pipe che emanano odore di fumo da spente, mobili che trasmettono un senso di angoscia tanto da spingere i proprietari a sbarazzarsi di loro, dipinti che mutano il loro aspetto, questi sono solo alcuni degli oggetti che sono ritenuti infestati o posseduti da entità paranormali. Anche automobili, abitazioni e navi possono essere ritenute possedute. Oggetti di natura mistica si ritengono posseduti da entità paranormali.

Il diamante Hope

Nel 1688 il commerciante Jean-Baptiste Tavernier vendette a Luigi XIV un diamante, si narra che il commerciante avesse ricavato il diamante da una statua sacra indiana. Madame de Montespan, amante e fattucchiera di Madame de Montespan ebbe in regalo da egli stesso il diamante tagliato a forma di cuore.images (5)
Il diamante cambiò proprietario un secolo dopo la sua fabbricazione portando alla morte chi lo possedeva, come la regina e sposa di Luigi XVI e a Londra fu acquistato da Henry Thomas Hope che però non morì, la moglie affermava che l'uomo era sotto un influsso malefico proveniente dal gioiello che era stato rimpicciolito nelle sue dimesioni, Jacques Colot il nuovo proprietaro del gioiello chiamato "diamante Hope" si suicidò ma vendette il gioiello ad un principe russo, Kanitovski, che uccise la donna a cui aveva regalato il diamante Hope. Altri proprietari del gioiello impazzivano e si suicidavano o perdevano persone care in seguito alla comparsa nelle loro vite del diamante Hope, nel 1947 Harry Winston, gioiellere inviò allo Smithsonian Institute il gioiello dentro ad un pacco.
Nel 1965 presso i Laboratori De Beers di Johannesburg una prova di laboratorio effettuata con i raggi ultravioletti diede una risposta alquanto anomala da parte del gioiello che luccicò ed irradiò luce per diverso tempo l'esposizione.

Conclusioni

Personaggi del passato e del presente che studiano questo tipo di fenomeni affermano che è possibile che sciagure avvenute nei pressi degli oggetti, come le morti violente, lascino un impronta negativa sullo stesso, una sorta di aura negativa che condiziona le azioni dei vivi, questo tipo di teoria è studiata con la psicometria un fenomeno che ci permette tramite "La lettura delle impressioni, immagini e le informazioni ricevute, toccando o tenendo un oggetto che trasmette le vibrazioni del proprietario" di cercare di capire questi fenomeni.

LA SANTA INQUISIZIONE : LE PEGGIORI TORTURE

Eccoli qui alcuni dei più crudeli e inumani sistemi di tortura che la Chiesa praticava per commettere i suoi efferati “crimini contro l’umanità” durante la Santa Inquisizione. E’ inutile dire che questi crimini sono rimasti impuniti!
Cominciamo dalla più nota e forse la “meno” crudele:

1) Il Rogo.

Dopo breve tempo dalla sentenza aveva luogo l’esecuzione, molto spesso era pubblica e si svolgeva in una piazza.   La forma più antica di punizione delle streghe e per gli eretici.
In Scozia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega prima veniva strangolata e poi il suo corpo (In stato di semi-incoscienza) era scaricato in un barile di catrame prima di essere legato a un palo e messo al rogo. Se la strega, nonostante tutto, riusciva a liberarsi dalle fiamme, la gente la spingeva dentro nuovamente.

2) Il topo

Passiamo ad un’altra “Tecnica” di punizione, anch’essa inflitta alle streghe e agli eretici:
Un topo vivo veniva inserito nella vagina o nell’ano con la testa rivolta verso gli organi interni della vittima e spesso, l’apertura veniva cucita. La bestiola, cercando affannosamente una via d’uscita, graffiava e rodeva le carni e gli organi dei suppliziati.

3) Le Turcas

Questo mezzo era usato per lacerare e strappare le unghie. Dopo lo strappo, degli aghi venivano solitamente inseriti nelle estremità delle falangi.

4) Pulizia Dell’Anima


Era spesso creduto, nei paesi cattolici, che l’anima di una strega o di un eretico fosse corrotta e sporca, per pulirla prima del giudizio, le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone e perfino sapone. La famosa frase “sciacquare la bocca con il sapone”‘ che si usa oggi, risale proprio a questa tortura.

5) Pinze per la lingua



inflitta solitamente alle streghe colte in flagranza di maleficio verbale. Forbici affilatissime con le quali il carnefice tagliava parte della lingua alla vittima, lasciandola poi morire dissanguata.

6) Mastectomia 

Alcune torture erano elaborate non solo per infliggere dolore fisico ma anche per sconvolgere la mente delle vittime. la carne delle donne era lacerata per mezzo di tenaglie il più delle volte attrezzi diabolici erano  arroventati. Uno dei più famosi casi che si conosca in cui fu usata questa tortura era quello di Anna Pappenheimer. Dopo essere già stata torturata con lo strappado, fu spogliata, e i suoi seni furono strappati e furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti.

7) La Pressa


Anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come misura giudiziaria durante il quattordicesimo secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772.


8) La Cremagliera


Era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata sulla tavola, caviglie e polsi mentre i rulli erano passati sul corpo della vittima fino a slogare tutte le articolazioni.

9) La forchetta



Nota anche come “supplizio dell’eretico”.
Era uno stumento di tortura che consisteva in una cinghia di cuoio legata intorno al collo della vittima e a cui erano fissate due forche, una posta sotto il mento e l’altra sul torace.
Questo strumento impediva al condannato di muovere il capo in qualsiasi direzione, per non pregiudicare i punti vitali, e lo costringeva a una veglia forzata.
Impedire al prigioniero di addormentarsi, solitamente tramite immersioni continue in acqua, era infatti una tortura piuttosto usata ed efficace, inoltre non lasciava segni o lesioni che avrebbero potuto essere usati come prove materiali degli eccessi subiti dagli imputati. Successivamente l’inquisizione scelse di inasprire questo metodo tramite l’uso della succitata forchetta o, peggio, sottoponendo l’imputato al supplizio della “culla di giuda”

10) La candela della strega

la candela accesa veniva posta all’interno della bocca della strega, che era legata su un piano orizzontale, in questo modo la cera le colava sul volto, provocando tremende ustioni a tutto il viso, poichè le candele in sego utilizzate durante il periodo medioevale raggiungevano un’elevata temperatura di scioglimento.NomeDellaRosa01_zoom

ALTRI METODI:
ANNODAMENTO: era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Robusti uomini ruotavano l'attrezzo in modo veloce, provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto. Questa tortura fu usata in Germania anche contro gli zingari (1740-1750) e in Russia nel corso della Rivoluzione Bolscevica nel 1917-1918;
CULLA DELLA STREGA: questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva fatta continuamente oscillare. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolio causava profondo disorientamento e aiutava a indurre a confessare. Vari soggetti hanno anche sofferto durante questa tortura di profonde allucinazioni;
CULLA DI GIUDA O TRIANGOLO: l'accusato veniva spogliato e issato su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. Alla fine alla vittima venivano fissati dei pesi alle mani e ai piedi;
DISSANGUAMENTO: era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificazione, tramite fuoco, del suo sangue. Le streghe condannate erano "segnate sopra il soffio" (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte;
FANCIULLA DI FERRO O VERGINE DI NORIMBERGA: era una specie di contenitore di metallo con sembianze umane (di fanciulla appunto) con porte pieghevoli. Nella parte interna delle porte, erano inserite delle lame metalliche. I prigionieri venivano chiusi dentro in modo che il loro corpo fosse esposto a queste punte in tutta la sua lunghezza, ma senza ledere in modo mortale gli organi vitali. La morte sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori;streghe 1
FORNO: questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate. Nel XVII secolo più di duemila fra ragazze e donne subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche 2 bambini;
GARROTA: non è altro che un palo con un anello in ferro collegato alla vittima, seduta o in piedi; le veniva fissato e andava stretto poi per mezzo di viti o di una fune. Spesso si rompevano le ossa della colonna vertebrale;
IMMERSIONE DELLO SGABELLO: questa punizione era usata più spesso sulle donne. La vittima veniva legata a un sedile che impediva ogni movimento delle braccia. Questo sedile veniva poi immerso in uno stagno o in un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono questa tortura morirono per lo shock provocato dall'acqua gelida. L'immersione dello sgabello era usata per le streghe in America e in Gran Bretagna nonché come punizione per crimini minori, prostituzione e ai danni dei recidivi;
IMPALAMENTO: è una delle più antiche forme di tortura. Veniva attuata per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della persona, forzato a passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla testa o dalla gola. Il palo era poi invertito e piantato nel terreno, così, queste miserabili vittime, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto pubblicamente;
ORDALIA DELL'ACQUA: in questo tipo d'ordalia, l'acqua simboleggia il diluvio dell'Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati così l'acqua "pulirà" l'anima della persona. Dopo 3 giorni di penitenze, l'accusato doveva immergere le mani in acqua bollente, a volte fino ai polsi, in altri casi fino ai gomiti. Si aspettavano poi 3 giorni per valutare le sue colpe.
Veniva messa in pratica anche un'ordalia dell'acqua fredda. Alla persona imputata venivano legate le mani e i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla dopodiché veniva immersa in acqua: se galleggiava, era sicuramente colpevole, in quanto l'acqua "rifiutava" una creatura demoniaca; se andava a fondo, era innocente, ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo;
ACQUA INGURGITATA: l'accusato, incatenato mani e piedi ad anelli infissi nel muro e posato su un cavalletto, è costretto a ingurgitare più di NOVE litri d'acqua, e ancora altrettanti se il primo tentativo non risulta convincente, per un totale di DICIOTTO litri.
ORDALIA DEL FUOCO: prima di iniziare l'ordalia del fuoco, tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito poteva durare fino a 3 giorni nel corso dei quali gli accusati dovevano partecipare a preghiere, digiuni, sottostare ad esorcismi, ricevere vari tipi di benedizioni e prendere i sacramenti; dopodiché aveva inizio l'ordalia che poteva avvenire in diverso modo. Uno di questi consisteva nel trasportare per una certa distanza un pezzo di ferro incandescente, di peso variabile tra mezzo chilo e un chilo e mezzo.
Un altro tipo di ordalia del fuoco consisteva nel camminare a piedi nudi sopra carboni ardenti, a volte con gli occhi bendati. Dopo la prova, le ferite venivano coperte e, allo scadere di 3 giorni una giuria controllava lo stato delle ustioni. Se le ferite non erano rimarginate l'accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente;
PERA: era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale. La pera era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da un minimo a un massimo dei suoi segmenti. L'interno della cavità ne risultava orrendamente mutilato, spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti servivano per aumentare il danno fisico. Questa era una pena riservata alle donne accusate di avere avuto rapporti sessuali col Maligno;
RUOTA: in Francia e in Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle vittime venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L'agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni;
SEDIA INQUISITORIA: era una sedia provvista di punte e aculei alla quale il condannato era legato mediante strette fasciature. Il fondo poteva essere arroventato per produrre gravi ustioni;
SEGA: terribile metodo di esecuzione applicato, nella maggior parte delle volte, agli omosessuali. Il condannato veniva appeso a testa in giù con le gambe divaricate e con una sega veniva tagliato in 2 verticalmente. Veniva tenuto a testa in giù affinché il dissanguamento fosse più lento e perchè il maggior afflusso di sangue al cervello acuisse la sensibilità al dolore. Pare anche che la vittima restasse cosciente finchè la sega arrivava al cranio;
SQUASSAMENTO: era una forma di tortura usata insieme alla "strappata". L'accusato qui veniva sempre issato sulla carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili. Le conseguenze erano gravissime;
STIVALETTO SPAGNOLO: le gambe venivano legate insieme in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringeva fino allo spappolamento delle ossa;
STRAPPATA: l'accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola. L'esecutore faceva il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni;
TORTURA DELL'ACQUA: veniva inflitta frequentemente a personaggi compromettenti, dal momento che i suoi risultati non erano visibili esteriormente. Veniva fatta ingurgitare all'accusato una quantità spropositata d'acqua, finché il suo ventre non raggiungeva dimensioni abnormi, quindi veniva messo a testa in giù perchè la massa d'acqua pesasse sul diaframma e sui polmoni. Oltre al fortissimo dolore, ciò provocava gravi strappi e lesioni agli organi interni;
TORTURA DELL'ANIMALE: un insetto, per lo più un tafano, a volte anche una o più api, veniva messo nell'ombelico dell'imputato, chiuso da un bicchiere di vetro. Alternativamente si poteva inserire la testa del malcapitato in un sacco pieno di bestie inferocite, spesso gatti;
VEGLIA: consisteva nel privare del sonno gli accusati. Matthew Hopkins la usava in Essex. La vittima, legata, era costretta a immersioni nei fossati anche per tutta la notte per evitare che si addormentasse.

I FANTASMI DEL VOLO 401

La notte del 29 Dicembre del 1972 il volo della eastern lines 401, lockeed L-1011 Tristarsi schiantò con violenza nelle  paludi della Everglades in Florida. A seguito dell’impatto e del ritardo dei soccorritori dovuto all’impervietà della zona, nell’ incidente perderanno la vita 101 persone. Fra queste, i membri dell’equipaggio Bob Loft e Donald Repo.
Immaginerete dunque lo stupore dell’assistente di volo Fay Merryweather quando l’anno successivo, a bordo del nuovo tristar 318, riconobbe il volto pallido e afflitto diDonald Repo che la fissava dal vetro del fornellino in cucina. La donna, allarmata e spaventata, allertò lo scettico copilota che tuttavia dovette arrendersi all’evidenza: il defunto tecnico di volo Don Repo era tornato su un tri-star. In quello stesso momento, fra il terrore e l’incredulità, i due udirono una voce appena sussurrata:”incendio a bordo“.
Non accadde nulla. Il copilota e la Merryweather stesero rapporto dell’avvenuto nel modo più neutro possibile intimoriti dalle reazioni dei propri superiori, includendo però il sinistro ammonimento che avevano ricevuto. Un mese dopo a bordo del tristar effettivamente scoppierà un incendio ad un motore, che tuttavia non lascerà vittime per merito del pronto intervento dell’equipaggio.VOLO401

incontri spettrali sui cieli della Florida

Nei mesi successivi molti membri dell’equipaggio e alti ufficiali della eastern lines saranno protagonisti di strani ed inquietanti incontri con i fantasmi del volo 401: ovvero con il capitano Bob Loft e il tecnico di volo Don Repo. Il vicepresidente della eastern lines, in volo sul 318 insieme ad altre alte cariche della compagnia aerea, trasalì quando si avvide che nel posto affianco al suo, dove prima non sedeva nessuno, era comparsa la triste e segalina figura del capitano Bob Loft.
La presenza di Don Repo fu anche riportata al pannello dei comandi, dove era occupato a verificare la strumentazione di bordo prima della partenza, proprio come era solito fare da vivo.
Ma perché le anime inquiete di Repo e Loft non hanno mai abbandonato quei cieli? è attestato che a seguito dell’impatto al suolo, alcuni componenti del tristar 1011 non subirono danni. La Eastern lines pensò bene di riutilizzarli per la costruzione di altri velivoli. Fra questi c’era il tristar 318. La cucina del tristar 318 dove si materializzò il volto di Don Repo era la stessa del volo 401.
rapporti alla Eastern lines sui fantasmi del volo 401 si fecero sempre più frequenti, al punto che le storie delle strane presenze a bordo cominciarono a trapelare anche al di fuori degli ambienti aeronautici. Lo scrittore John Fuller pubblicherà un libro sugli avvistamenti degli spiriti e si beccherà una querela per danni all’immagine dalla compagnia aerea.
Gli stessi ufficiali di bordo si trovavano in vistoso imbarazzo nell’affrontare la situazione. La flight safety foundation analizzò i numerosi rapporti stilati sugli avvistamenti e concluse che:”(i rapporti) sono certamente da ritenersi attendibili, essendo scritti da piloti, ufficiali e assistenti di volo di ottima reputazione che non avrebbero alcun vantaggio ad arrecare un danno solamente a se stessi“. A seguito dei numerosi disagi, la Estern lines autorizzò un esorcismo a bordo dei propri velivoli. Un religioso gettò acqua benedetta sulla cucina del tristar. Il viso angosciato e sinistro di Don Repo si materializzò per un’ultima volta, supplichevole. Da quel giorno nessuno lo vide più.

mercoledì 10 agosto 2016

CASA WINCHESTER: La più indemoniata degli USA


Casa Winchester si trova a San José, California, ed è un grande edificio in stile vittoriano che, per molti anni, è stato la residenza di Sarah Pardee Winchester, una ricca vedova le cui stranezze diedero il via a speculazioni di ogni genere riguardo ai suoi contatti con l’aldilà.
Sarah Pardee nacque in Connecticut nel 1839. Conosciuta come “la bella di New Haven”, Sarah era una ragazza cresciuta tra gli agi, molto popolare per la sua intelligenza e vivacità, che suonava splendidamente il pianoforte e parlava 4 lingue. Il 30 Settembre 1862 sposò William Wirt Winchester, erede della compagnia che produceva, appunto, le famose armi Winchester. Un periodo quanto mai propizio per gli affari, dato che la Guerra Civile era in pieno svolgimento e le vendite erano perciò al culmine.
Quattro anni dopo il matrimonio, Sarah diede alla luce la loro unica figlia, Anna, che, però contrasse il marasma infantile, una malattia che causa una carenza di proteine e riduce il peso corporeo anche dell’80%. La bambina morì poco dopo essere nata, e Sarah si ritrovò sull’orlo della pazzia e a questo si aggiunse, dopo qualche anno, anche la morte del marito a causa della polmonite. Questo rese Sarah proprietaria di 20 milioni di dollari, di una rendita giornaliera di 1.000 dollari (20.000 dollari attuali) e del 50% delle industrie Winchester.
La salute mentale della donna, straziata dai lutti, peggiorò ulteriormente e, forse in un ultimo tentativo di salvarla dal baratro, un’amica le suggerì di incontrare una medium di Boston. Quest’ultima rivelò a Sarah che sulla famiglia Winchester pesava una maledizione, e che gli spiriti di tutte le persone che erano state uccise con le armi da fuoco Winchester erano infuriate e gridavano vendetta. La medium le consigliò quindi di trasferirsi a Ovest e di costruire una casa che avrebbe ospitato non solo lei, ma anche gli spiriti. Le raccomandò poi di non interromperne mai la costruzione, pena la sua stessa vita.
Sarah, quindi, fece armi e bagagli e raggiunse Santa Clara Valley, dove acquistò una casa di sei stanze ancora in costruzione, ingaggiò 22 muratori che avrebbero lavorato a turno per costruire 24 ore su 24 e diede inizio a una costruzione folle, totalmente svincolata da ogni progettazione architettonica e da ogni regola edilizia.
Non c’erano mappe o piani; Sarah schizzava su un foglietto la stanza che aveva in mente e lo passava ai carpentieri, per quanto irrazionale fosse: gli spiriti, spiegava, le avevano detto di costruirla così. La donna, infatti, aveva imparato a contattare gli spiriti dei defunti, tra cui quello del marito, che le indicava come costruire le stanze, come arredarle, come orientarle. Per questo ci sono colonne costruite al contrario con i capitelli a terra, finestre nel pavimento e altre stranezze. Sarah, inoltre, aggiunse ingegnosi trucchi per confondere i fantasmi malvagi, tra cui passaggi segreti attraverso cui scomparire se si sentiva inseguita, porte che si aprono su pareti, scale che finiscono contro il soffitto, lucernai costruiti l’uno sull’altro.



A questo proposito, la rivista “The American Weekly”, 6 anni dopo la morte di Sarah, pubblicò una descrizione delle sue capatine notturne alla stanza delle sedute spiritiche:
“Quando Mrs. Winchester si preparava ad andare nella stanza delle sedute spiritiche, perfino il fantasma di un indiano o di un segugio sarebbe rimasto scoraggiato dal seguirla: dopo aver attraversato un interminabile labirinto di stanze e corridoi, all’improvviso schiacciava un bottone, un pannello si apriva, e lei sgusciava nella stanza accanto e, a meno che il fantasma non fosse veloce e furbo, la perdeva. Poi la donna apriva una finestra e la scavalcava, non per cadere nel vuoto ma per ritrovarsi in cima a una scala che l’avrebbe fatta scendere di un piano; lì, avrebbe preso un’altra scala che l’avrebbe riportata al piano precedente e dentro la casa. Tutto questo per disorientare gli spiriti, che sono per natura molto sospettosi delle trappole.”
Con gli spiriti “buoni”, invece, Mrs. Winchester era estremamente ospitale: ad esempio si dice che, data la nota avversione dei fantasmi per gli specchi, in casa ce ne fossero appena tre.
Se gli spiriti non erano soddisfatti, un’ala della casa doveva essere demolita, una stanza appena costruita doveva essere rifatta da capo, una scala veniva sigillata. Tra le varie stranezze, il numero 13 ricorre in tutta la casa: le finestre hanno 13 pannelli, ogni scala ha 13 scalini, ci sono 13 ganci nella Blue Room, dove Sarah comunicava con gli spiriti, uno per ogni veste che indossava a seconda della seduta, candelabri a 13 bracci, 13 bagni.
La figura della stessa Mrs. Winchester assunse contorni favolosi: si diceva che si mostrasse solo con un fitto velo nero sul viso, e che avesse licenziato servitori che l’avevano spiata senza questa protezione. Inoltre, alcuni dicevano che potesse passare attraverso i muri e le porte, probabilmente a causa dei passaggi segreti e dei meccanismi disseminati in tutta la casa per spiare il lavoro dei domestici. Sempre per sviare i fantasmi malvagi, non dormiva mai due sere di seguito nella stessa stanza e i vicini raccontavano di sentire il rintocco di una campana a mezzanotte e alle due, gli orari tradizionali dell’arrivo e della partenza degli spiriti.
Per dare un’idea della dipendenza di Sarah dal volere dei fantasmi, quando il terremoto che colpì San Francisco nel 1906 distrusse tre piani della casa, la donna rimase intrappolata per lungo tempo nella sua camera da letto. Quando i domestici riuscirono a liberarla, dichiarò che quello era un segno dell’ira degli spiriti, indignati per la troppa attenzione che, nella costruzione, era stata data alle stanze sulla facciata. La parte anteriore, quindi, non fu riparata, ma fu sigillata con assi di legno, e la costruzione riprese dedicando maggiore attenzione alle altre parti della magione.
In un altro caso, dopo avere notato l’impronta nera di una mano sul muro della cantina e averlo interpretato come un cattivo presagio, ordinò di far sigillare la stanza, piena di liquori e vini rarissimi, che non venne mai più riaperta e, tuttora, non si sa in quale punto della casa si trovi.
La casa fu costruita, demolita, ampliata, arredata per i successivi quarant’anni, e non c’era momento in cui i lavori smettessero, tanto che Sarah fece costruire case per gli operai e per le loro famiglie all’interno della sua proprietà, che era una specie di cittadella autonoma.
Sarah Winchester morì nel sonno a 83 anni, nel 1922, e fu sepolta insieme alla figlia e al marito all’Evergreen Cemetery di New Haven. Fedele alla passione per il numero 13, il suo testamento era diviso in 13 parti e firmato 13 volte e comprendeva i suoi molti nipoti, i suoi domestici preferiti, e una somma ingente perché l’Ospedale del Connecticut potesse costruire un reparto dedicato ai malati di tubercolosi.
Al momento della morte di Sarah, Llanada Villa (questo il vero nome di casa Winchester) si estendeva per oltre 6 acri e comprendeva 2.000 porte, 10.000 finestre, 47 scale e 47 caminetti, 6 cucine. La casa annovera anche alcun
e invenzioni che, ora, sembrano scontate, ma che ai tempi erano molto all’avanguardia. Ad esempio, alcuni storici ritengono che Sarah fu la prima a usare la lana isolante; c’era una manovella interna per aprire e chiudere gli scuri esterni delle finestre, che ora è la norma; era installato in ogni stanza un sistema di altoparlanti usato per convocare i domestici sparsi per la casa; le lampade a carburo si accendevano schiacciando un bottone, come oggi, e il gas era prodotto all’interno della casa. Gli spiriti raccomandarono anche la costruzione di un ascensore a pistoni orizzontale, l’unico negli Stati Uniti, non si sa bene per quale motivo.

lunedì 8 agosto 2016

LA LEGGENDA DELL'AUTOSTOPPISTA FANTASMA

A notte inoltrata un tale stava guidando su una strada secondaria, quando vide al margine della carreggiata una bella ragazza che faceva l’autostop verso la sua stessa direzione. Un po’ titubante, alla fine decide di darle un passaggio. La ragazza sale in macchina silenziosamente e gli da indicazioni per riportarla a casa. Lui la riporta quindi a casa; si salutano e prosegue tranquillamente per la sua strada. La mattina dopo, rientrando in macchina per recarsi a lavoro, trova con sorpresa la giacca della ragazza, che aveva dimenticato sul sedile. Sorride, e pensa che per andare in ufficio dovrà recarsi comunque nella zona dove abita la ragazza; decide quindi di riportargliela. Giunto a destinazione, suona alla porta; gli apre un’anziana signora. “Mi scusi signora – dice il tale – ho riportato a sua figlia la giacca che aveva lasciato nella mia macchina ieri sera”. “Ma…mia figlia è morta dieci anni fa!”, risponde singhiozzando la signora.”autostoppista-fantasma-03
L’autostoppista fantasma è di certo, almeno in Usa, la leggenda metropolitana più celebre, tant’è vero che da il titolo al primo libro di Brunvand del 1981. Esistono una infinità di varianti, anche se gli elementi-chiave rimangono sempre gli stessi. Vediamo quindi di analizzare questi ultimi. Primo di tutto notiamo che si tratta quasi sempre di fantasmi di ragazze, in genere giovani, morte a causa di un incidente stradale proprio sulla strada dove si trovano a fare l’autostop. In effetti, essendo la storia ambientata a notte fonda e, spesso, su una strada isolata, sembra difficile che una ragazza si trovi a guidare, per lo più da sola, in una situazione del genere; e ammesso che succeda, molto difficilmente acconsentirebbe a dare un passaggio ad un misterioso sconosciuto. Ecco quindi che il meccanismo funziona se al posto di guida c’è un uomo, e al posto dell’autostoppista troviamo una bella ragazza. Che paura potrebbe avere a darle un passaggio, che male potrebbe fargli?
Analizzando ancora la storia, notiamo che le autostoppiste danno sempre un indirizzo grazie al quale l’automobilista apprende in seguito che si trattava di fantasmi, e viene lasciato un segno che sembra confermare ulteriormente la veridicità di quella strana esperienza: una giacca, un orecchino… Nella maggior parte delle versioni americane è la stessa autostoppista a lasciarsi dietro una giacca o una maglia che aveva chiesto in prestito all’automobilista e che viene ritrovata posata sulla sua tomba al cimitero. Altri elementi caratteristici della tradizione come la si ritrova altrove possono essere: certe affermazioni profetiche fatte talvolta dall’autostoppista, un’ulteriore identificazione della ragazza morta grazie a un ritratto o ad una foto, e il collegamento fra l’apparizione del fantasma e un determinato incidente automobilistico che in base a quanto si dice avvenne in quello stesso giorno non lontano di lì parecchi anni prima.
Mito originario degli Stati Uniti o nato invece parallela
mente in diversi paesi è certo comunque che lo stesso tipo di fantasma continua ad apparire un po’ in tutto il mondo. Esistono un’infinità di versioni relative a questa storia, anche perché, è bene sottolinearlo, si è passati dalla tradizione del folklore alla cultura popolare, diventando spesso un vero e proprio topos letterario. Esistono tuttavia altre versioni che differiscono in modo significativo dai racconti della tradizione popolare: in questi casi non ci sono riferimenti a profezie, ritratti, pegni, ma il tutto si limita ad un semplice racconto sull’aver dato un passaggi ad un autostoppista che poi è scomparso misteriosamente.
Sarebbe forse superfluo, a questo punto, mettere in luce ciò che si muove dietro una leggenda del genere. È l’innata paura dell’uomo verso la morte, verso il possibile ritorno della persona morta. Non è forse per questo che sin dalla sua origine l’uomo seppellisce i suoi morti? Per la paura che essi possano tornare. È qui quindi che si basa lo sgomento che questa leggenda ci lascia, come d’altronde tutto ciò che riguarda i fantasmi in genere. Qui però non si tratta di un fantasma in genere. È il fantasma di una ragazza giovane, morta per incidente stradale, e, molto probabilmente, non per colpa sua. Ecco quindi che l’immagine della ragazza si eleva ad una accusa verso la società , una società irresponsabile che ha condotto alla morte una giovane prematuramente, negandole tutto ciò di cui avrebbe potuto godere nella sua vita. Nasce quindi nell’ascoltatore un inconscio senso di colpa da parte di tutta la società, e, indirettamente, del singolo; è qui che si fonda il coinvolgimento che suscita questa leggenda, e che non accenna a diminuire.

I FANTASMI DEL MANICOMIO DI MOMBELLO

EX MANICOMIO MOMBELLO
Il manicomio di Mombello è una struttura imponente e inquietante, entrando all’interno di queste mura si ha la sensazione di vivere in un film dell’orrore, eppure una volta, esattamente nel XIV secolo, era una villa sfarzosa; costruita dai nobili lombardi Pusterla, un complesso enorme di quasi un milione di metri quadrati, fatto di padiglioni ricchi di ornamenti, giardini curati, il tutto cintato da mura alte due metri, forse per accentuare la netta separazione tra lo sfarzo interno e il mondo esterno.
Nel corso degli anni si sono avvicendate diverse famiglie all’interno di questa tenuta, dagli Arconati fino ai Crivelli nel 1718.
E fu proprio Stefano Gaetano Crivelli a trasformare questo complesso in lussuosa villa con tanto di giardino all’italiana ricco di fontane e giochi d’acqua; l’edificio veniva spesso utilizzato per ospitare la nobiltà dell’epoca tra cui anche Ferdinando IV di Borbone, re delle Due Sicilie, col passare del tempo divenne anche la roccaforte di Napoleone che la utilizzò come quartier generale durante la campagna d’Italia e fu il luogo dove diede vita alla Repubblica Cisalpina; nella villa risiedevano anche la madre dell’imperatore, Maria Nunziata, e le tre sorelle Carlotta, Elisa e Paolina.
Ma fu nel 1863 che Villa Pusterla-Crivelli-Arconati, acquistata dal Comune di Milano, divenne l’ospedale psichiatrico Giuseppe Antonini, noto a tutti come il «manicomio di Mombello».ls
Oggi non esiste quasi più nulla di quella cittadella che ospitava gli uffici amministrativi, ma anche un panificio, una lavanderia, un teatro e una piccola ferrovia per trasportare le merci; di tutto questo si è salvata solo Villa Crivelli, attuale sede dell’Istituto tecnico agrario e le palazzine che ospitano l’Istituto commerciale per periti aziendali e il «Corberi», una casa d’ accoglienza per malati psichici gravi.
Ma allora? E già allora perché parlarne… Perché c’è tutta una parte fatta di oltre 40 mila metri quadrati di stanze, celle e corridoi che è rimasta in totale stato di abbandono da quando è entrata in vigore della legge Basaglianel 1978; quella è la parte che mette i brividi, fa paura, ed è quanto rimane a testimoniare il “colosso dei manicomi italiani“, appellativo alquanto azzeccato visto che la struttura che poteva contenere al massimo 900 pazienti, arrivò ad ospitarne più di 3.000 toccando il massimo di 3.500 durante la prima guerra mondiale.
Il manicomio di Mombello era un luogo spaventoso, ai bambini che non si comportavano bene veniva detto che sarebbero stati portati “al di la del muro“, dove i “matti” camminavano a due a due vestiti di grigio, lenti e barcollanti, osservati dai curiosi da lontano, per non venire visti, per poter scappare in fretta.

Oggi quei luoghi sono ancora abitati da presenze invisibili, vandali, writer, e senzatetto che cercano un rifugio, tutto quello che è stato possibile rompere e distruggere è stato rotto e distrutto, tutto quello che è stato possibile rubare è stato rubato, ma la struttura resta in piedi, a testimonianza di quanto è stato.mm
All’interno è possibile vedere graffiti e murales, trovare qualche traccia di qualcuno che vive li perché non ha altro posto dove andare, ma soprattutto si può avvertire la presenza dei fantasmi del passato: quelli si, quelli ti fan drizzare i peli sulle braccia.
Letti di ferro, sedie a rotelle, materassi, lavandini, tavoli, schedari, lastre, bicchieri, testimonianze di un passato spaventoso dove anche il figlio illegittimo di Mussolini, Benito Albino, morì internato nel 1942 ed insieme a lui chissà quanti altri che non hanno nome.
La testimonianza di chi ha deciso di far conoscere a tutti questo manicomio è da brivido, scrive Nicola Vicini, autore di un toccante reportage: “…Si trovano però nell’ex-Ospedale anche materiali che raccontano ancora la degenza dei pazienti della struttura. Si avverte la presenza di persone che ci vivono ancora anche se, magari, saltuariamente. Le emozioni provate durante la realizzazione degli scatti sono state molte e abbastanza forti. Sicuramente, se non si pensa a luogo solo come a un set fotografico si percepisce la disperazione, la malinconia, la solitudine che potevano essere nelle menti dei ricoverati (o rinchiusi) che non so dire se fossero tutti realmente “folli”…”ex-manicomio-di-mombello
E’ possibile leggere tutta la testimonianza di chi ha passeggiato per quei corridoi, si è fermato a scattare, ha rubato una foto velocemente per paura che l’”inquilino” abusivo tornasse e la prendesse male, in un reportage fotografico che mette i brividi ma che mette anche in risalto il degrado e l’abbandono non solo del manicomio ma di una società che non è degna di essere chiamata così.

LA CASA PIU' INFESTATA DEL MONDO : CASA MATUSITA

Casa Matusita si trova a Lima, in Perù, e su di essa circolano molte leggende. Si dice infatti che sia una delle case più infestate al mondo e la più infestata del Sudamerica. La particolarità è che solo il secondo piano di questa casa è infestato, mentre il primo è affittato da alcuni negozi. Attualmente vi è una banca.

La storia della casa Matusita

Tutto avrebbe inizio nell’era coloniale, quando una donna arriva a Lima dal Vecchio Mondo. Nessuno sa chi sia, non ha conoscenze e la gente comincia a mormorare. Viene accusata di stregoneria, processata dall’Inquisizione e quindi condannata al rogo.
Secondo la leggenda venne giustiziata proprio dove ora sorge la casa Matusita e in punto di morte avrebbe lanciato una maledizione che causò tutti i fatti che ora sto per raccontarvi.
Le prime vittime della maledizione furono i membri di una famiglia che costruì la casa molti anni dopo. La famiglia era conosciuta e benvoluta da tutti, ma un giorno qualcosa cambiò.
Tutti i membri cominciarono a comportarsi in modo strano, più violento, soprattutto il capofamiglia.
Poco tempo dopo essersi trasferiti, la servitù non sopportava più i maltrattamenti del padrone così sterminò tutta la famiglia. I servi furono poi portati in un ospedale psichiatrico, dove rimasero fino alla loro morte.
La casa rimase quindi disabitata per lungo tempo fino a che il signor Matsushida, di origine giapponese e dal cui nome storpiato derive il nome della casa, decide di trasferirvisi.
Al piano inferiore apre un negozio e va a vivere con la moglie e i figli in quello superiore.
Si racconta che un giorno abbia trovato la moglie a letto con un altro uomo e, pazzo di gelosia, li abbia uccisi entrambi. Poi avrebbe aspettato che rincasassero i figli da scuola, li avrebbe uccisi per poi suicidarsi.
E di nuovo la casa rimase disabitata.
Un prete si offrì allora di esorcizzarla, ma una volta entrato dovette uscirne poco dopo. Affermò di aver sentito grida e di essere stato aggredito da vari spiriti. Morì poco dopo il suo racconto a causa del troppo spavento.
Un’altra vittima sarebbe un presentatore sudamericano, Humberto Vilchez Vera, che disse di poter rimanere nella casa per 7 giorni senza che nulla di strano accadesse.
Si dice che resistette solo 4 ore prima di uscire in preda al panico. Venne internato in un manicomio e non verrà mai rilasciato.

Ipotesi

Intervista Ladislao Thierry-tiry AndradeLe ipotesi sono varie. C’è chi dice che sia stata la maledizione della strega a dare origine a tutto, c’è chi dice che la casa Matusita sia infestata dagli spiriti di tutti coloro che vi morirono.
C’è anche però chi sostiene che siano tutte leggende e che siano state inventate per tenere i curiosi alla larga. Ma alla larga da cosa? 
L’edificio vicino alla casa Matusita era prima la residenza dell’ambasciata degli Stati Uniti d’America.
E’ probabile che le storie siano state messe in circolazione per non fare avvicinare nessuno al luogo. Inoltre è strano il fatto che con tutte quelle morti, non esista nemmeno un articolo di giornale che ne parli.
In rete ho trovato l’intervista all’attuale proprietario della casa Matusita, Ladislao Thierry-tiry Andrade, che nega in modo categorico la presenza di spiriti.
Racconta che la casa è stata costruita nel 1800 e che suo nonno la compra all’inizio del ‘900. La nonna vi si stabilisce definitivamente nel 1947, alla morte del marito.
Attualmente il primo piano è affittato a negozi mentre il secondo è usato come deposito.